Storie

Il Carnevale è da sempre un’esplosione di colori, luci, maschere, coriandoli, carri, sfilate e danze lungo le strade della città. Non tutti però conoscono le origini di questa festa, il perché si festeggi ogni anno in giornate diverse e a quali tradizioni sia collegata. In realtà, molte informazioni sono ancora oggi poco chiare e imprecise, come ad esempio il significato del nome. C’è chi lo associa all'espressione “car navalis”, il rituale della nave sacra portata in processione, chi a “carnem levare”, ovvero eliminare la carne o ancora “carne vale” (carne, addio) per indicare il fatto che il giorno dopo il Martedì grasso, ovvero il Mercoledì delle Ceneri, inizia il digiuno quaresimale. Il Carnevale come lo conosciamo risale al Medioevo ed alle antiche usanze pagane come i saturnali e i lupercali. A partire dal Quattrocento, la Chiesa cercò di sopprimere questa festa considerata decisamente troppo pagana. Durante i secoli, il Carnevale ha stimolato la nascita di celebrazioni in forma di combattimento rituale, in cui venivano evidenziate le lotte fra varie fazioni di una stessa Città (quartieri o rioni) o fra classi sociali diverse. Così, durante il Carnevale, prendevano piede le battagliole in cui vari gruppi si affrontavano a colpi di sassi o bastoni (oggi sostituiti da arance o manganelli di plastica), mentre fra i nobili, di solito, si organizzavano giochi di origine cortese dov’era importante dimostrare la propria bravura nell’utilizzo delle armi. Al giorno d’oggi, le tradizioni del periodo di Carnevale sono numerose e coinvolgono travestimenti, celebrazioni e gastronomia. Se pensiamo a questa festa e a come viverla nel modo più “classico”, il Carnevale di Venezia è sicuramente uno dei più conosciuti in Italia e nel mondo. A cominciare dal tradizionale Volo dell’angelo in Piazza San Marco, in cui un giovane si libra sulla folla scendendo a terra dal campanile. Quello di Venezia, però, non è certo l’unico Carnevale con una tradizione secolare. A Viareggio, ogni anno, tre colpi di cannone segnano l’inizio di una festa che dura un mese intero, in cui imponenti carri allegorici sfilano lungo il mare. A questi eventi se ne aggiungono tanti altri come quelli di Fano, Putignano, Cento. Nel nostro Piemonte è importante ricordare lo storico Carnevale di Santhia che vanta una tradizione millenaria in cui regnano i carri allegorici, le  maschere locali e la grande fagiolata: pochi sanno che proprio a Santhià è stato istituito il Museo del Carnevale, vero piccolo gioiello nel cuore di Santhià. Colorato e vivace è poi il Carnevale di Ivrea, caratterizzato dalla tradizionale Battaglia delle Arance, un combattimento in memoria della ribellione del popolo di Ivrea contro il tiranno. Parlando di cibo, nei giorni che vanno da giovedì a martedì grasso non possono assolutamente mancare in tavola i classici dolci del Carnevale, che variano anch’essi da regione a regione: per citarne alcuni, ci sono le chiacchiere, le castagnole, la pignolata e la cicerchia. Conoscerete sicuramente Arlecchino, Pulcinella, Meneghino, Balanzone, Tartaglia, solo per citarne alcuni. Le maschere regionali italiane hanno diverse origini: alcune nascono dal teatro dei burattini, altre dalla Commedia dell’Arte, altre rappresentano l’eredità di tradizioni arcaiche e altre ancora sono nate appositamente per il Carnevale. Ogni regione ne ha una o più di una e ciascuna di loro ha una storia, un carattere, una personalità. Anche se oggi non vengono più indossate come un tempo, queste maschere rappresentano una parte molto importante della tradizione carnevalesca italiana e della nostra cultura in generale.

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