Storie
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Si dice che "a Carnevale ogni scherzo vale" ma non ad Ivrea, dove il Carnevale è tutto tranne che uno scherzo! Una vera e propria festa civica dal forte valore simbolico, non solo uno spettacolo da ammirare ma uno stato d'animo da condividere, di cui vi abbiamo parlato la settimana scorsa (per chi se lo fosse perso, eccovi l'articolo!). Una festa che dura un mese, che merita assolutamente di essere vissuta. E mentre vi organizzate con amici e parenti per prendere parte al Carnevale, eccovi qualche curiosità: Niente maschere! Incontrerete i personaggi del passato. Una manifestazione che affonda le sue radici in un passato lontano e racconta una storia che vede protagonisti personaggi realmente esistiti, che hanno preso parte ad antichi e importanti avvenimenti. Tutto ha inizio da un fatto accaduto nel Medioevo, quando il tiranno Marchese del Monferrato esasperava la città di Ivrea con violenze e soprusi. Grazie alla ribellione di Violetta, figlia di un mugnaio che non volle piegarsi ai voleri del tiranno, il popolo insorge e la Vezzosa Mugnaiagrande protagonista del Carnevale, rivive e viene celebrata ancora oggi come simbolo di libertà e della rivolta popolare. Un'altra figura storica molto importante del Carnevale è quella del Generale, che nel corteo storico accompagna Violetta, vestito della sua uniforme dell'esercito napoleonico e simbolo dell'autorità municipale. In origine infatti, i vari rioni della Città festeggiavano il Carnevale separatamente, fino a quando nel 1808 il Carnevale divenne uno solo e il Generale fu chiamato a garantirne l'ordine pubblico. Ed erano gli Abbà dei singoli rioni ad organizzare i cinque diversi carnevali fino al 1808. Ognuno di loro ha con sé uno spadino con un'arancia conficcata all'estremità, che vuole ricordare la testa mozzata del tiranno ma anche l'insegna settecentesca degli Abbà, un pane conficcato su una picca. Scoprite qui quali sono gli altri personaggi del Corteo Storico: http://bit.ly/2Eu7OE5  La Battaglia delle Arance Senza dubbio il momento più scenografico del Carnevale di Ivrea, anche questo ricco di simbologie, antiche tradizioni e reminiscenze di avvenimenti passati. Con la Battaglia delle Arance si vuole infatti ricordare l'insurrezione del popolo guidato dall'atto di ribellione di Violetta: così gli aranceri a piedi rappresentano il popolo in rivolta che combatte a colpi di arance contro le armate del tiranno, rappresentate dai tiratori sui carri trainati da cavalli, muniti di maschere e protezioni che rimandano alle antiche armature. Ma lo sapevate che in origine, durante il Medioevo, non si usavano le arance bensì i fagioli? Ebbene sì! Pare infatti che due volte l’anno, le famiglie povere ricevessero in dono dal feudatario una pignatta di fagioli. Un gesto non troppo gradito da queste famiglie che, in segno di disprezzo, gettavano per strada quei fagioli. E proprio i fagioli venivano utilizzati a carnevale come "proiettili" da lanciare contro improvvisati avversari. Tornando però alle arance, se vi siete chiesti come si è arrivati alla Battaglia così come viene inscenata oggi, dobbiamo tornare indietro nel XIX secolo, quando durante il corteo di carnevale le ragazze usavano lanciarle dai balconi insieme a coriandoli, confetti, lupini e fiori. Perchè? Semplice: per attirare l'attenzione dei giovani partecipanti al corteo! Si iniziò così, per gioco e in tono scherzoso, a rispondere dai carri e il gesto si trasformò in duello. Un duello oggetto di divieto nel 1854, quando il Generale Panietti ordinò che “per il buon andamento della festa negli ultimi tre giorni è vietato di gettare aranci od altro simile con veemenza”. Inutile dire che il divieto non trovò applicazione nel tempo e prese vita così un vero e proprio combattimento testa a testa tra lanciatori dai balconi e lanciatori di strada fino a quando nel secondo dopoguerra, con la nascita della prima squadra di aranceri, la battaglia assunse i connotati attuali seguendo regole ben precise. Grande esempio di educazione civica La Battaglia delle Arance, che come abbiamo visto rappresenta una festa alla libertà, si svolge in un clima del tutto "agonistico" e nel pieno rispetto di una serie di regole non scritte, osservate con grande serietà e convinzione e che permettono di garantire l'incolumità di cittadini e visitatori presenti alla manifestazione. Una vera e propria "sfida sportiva" nel rispetto dell'avversario che termina sempre con una simbolica e significativa stretta di mano che sancisce la ritrovata amicizia. Il Berretto Frigio, marchio di eporediosità E' d'obbligo indossarlo a partire dal Giovedì Grasso se volete evitare di essere colpiti dagli arancieri nelle zone interessate dalla Battaglia delle Arance, ma è anche e soprattutto espressione di partecipazione attiva alla manifestazione. Anche il Berretto Frigio vanta secoli di storia e lo troviamo già nell'arte greca ellenistica come indumento tipico dei popoli orientali. Veniva utilizzato dai soldati persiani e poi ancora, nell'Antica Roma, divenne simbolo di libertà: i padroni infatti usavano donare questo particolare tipo di copricapo ai liberti, gli schiavi liberati. Immagine correlata Lungo o corto? Pifferi, Tamburi e Alfieri lo indossano corto, come quello tipico della tradizione francese, mentre Mugnaia e popolo indossano una calza in lana rossa più lunga che scende a sacco sulla spalla. Tradizione vuole che lo si indossi insieme ad una spilla in argento con i simboli di pich e pala.   Allora, non vi è venuta voglia di prendere parte a questa unica e straordinaria manifestazione?   Fonte: www.storicocarnevaleivrea.it

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