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Il nome dell’Arcangelo Michele, che significa “chi è come Dio ?”, è citato più volte nella Sacra Scrittura e considerato come “capo supremo dell’esercito celeste”, degli angeli in guerra contro il male, che nell’Apocalisse è rappresentato da un dragone con i suoi angeli. Esso, sconfitto nella lotta, fu scacciato dai cieli e precipitato sulla terra. In altre scritture invece, il dragone è un angelo che aveva voluto sfidare Dio e che per questo venne cacciato dal regno dei cieli insieme agli angeli che lo seguivano. Qualche riferimento lo si trova anche nell’Antico Testamento, dove viene presentato come difensore del popolo eletto: schierato accanto a Gabriele in una contesa con l’Angelo dei Persiani, appare a Giosuè all’assedio di Gerico con la spada sguainata, dichiarandosi “il principe dell’esercito del Signore”. Tanto bastava per alimentare nell'immaginario comune la figura dell'Arcangelo nelle vesti di combattente. Trasposizione personificata della dynamis, la potenza di Dio, ebbe il suo trionfo nell’Apocalisse, dove la scena del combattimento in cielo è possentemente tratteggiata dalle parole di Giovanni (Apocalisse 12,7): “E in cielo vi fu una gran battaglia: Michele e i suoi Angeli combattevano contro il dragone e gli Angeli suoi; ma non lo vinsero e nel cielo non vi fu più posto per loro. E quel gran dragone, l’antico serpente, che si chiama Diavolo e Satana, il seduttore del mondo intero, fu precipitato sulla terra con tutti gli angeli suoi.” L’interpretazione dinamica del combattente domina nella cultura occidentale già dall’età carolingia, con precedenti e agganci nel mondo celtico e in quello germanico. In particolare Grimoaldo, duca di Benevento e poi re dei Longobardi, avendo attribuito al miracoloso intervento dell’Arcangelo la vittoria sui Bizantini, aveva fatto della sua immagine un autentico instrumentum regni, emblema della nazione longobarda (Otranto 1988). D’altro canto, lo stesso Arcangelo si presenta come “Michele Arcangelo, che sempre sto al cospetto del Signore” dichiarandosi “ispettore e custode” del luogo: più vicino quindi all’immagine di incensatore del trono celeste che a quella di guerriero. In questa duplice e difficile posizione si ritrovano anche altre antichissime componenti di origine egiziana, con la figura dell'Arcangelo impegnata con la destra a trafiggere il dragone e con la sinistra a reggere una bilancia. Da notare che non di rado il Demonio, in sembianze più o meno mostruose, si aggrappa a un piatto per tirare l'anima dalla sua parte. Ma non finisce qui se pensiamo alla figura del dio Hermes-Mercurio conduttore delle anime: nelle Scritture, lo spunto era offerto dall’allusione a una disputa tra Michele e Satana sul corpo di Mosè, che poneva l’Arcangelo nella posizione di difensore e guida delle anime dei defunti. In altri contesti Michele, sempre combattente, diventa invece strumento del Giudizio associato al Cristo apocalittico. Michele è l'Arcangelo della luce e del fuoco: bellissimo, splendente di luce, circonfuso di vittoria, è "l'Arcangelo solare" per eccellenza. Nella tradizione infatti, Michele il guerriero, il protettore dalle insidie che provengono dalle forze Oscure, è la roccaforte della luce, il baluardo nei confronti delle tenebre. Sul piano umano, l'Arcangelo Michele aiuta il raggiungimento del successo e l'affermazione, facilita la lotta per il superamento degli ostacoli. La tradizione lo vede infatti legato al concetto di Potenza, in tutti i suoi aspetti positivi.  E' invocato in centinaia di formule per la protezione da sortilegi e opere di magia nera. Come Angelo Solare, elemento Fuoco, domina la costellazione del Leone, dell'Ariete e del Sagittario. Spostandoci nel mondo della Kabbala, vediamo che corrisponde all'Arcangelo reggitore della sefira la " Bellezza" ovvero Tipheret, che è la sefira centrale dell'albero della Vita. Nell'Antico Testamento è menzionato in particolare nel libro di Daniele, dove è indicato come il capo supremo dell'esercito celeste che difende l'ordine. Questo ruolo ricorda il compito degli avatar indicato nei Purana, i quali periodicamente discendono sulla terra per ristabilire il dharma, l'ordine cosmico messo in crisi dalle forze disgregatrici. L'albero sefirotico, l'albero kabbalistico della Vita, è un'immagine dell'universo abitato da Dio e impregnato della Sua essenza, rappresentazione della vita divina che circola attraverso tutta la creazione. C'è un luogo che porta il suo nome... Noi lo scopriamo qui!

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