STORIE

Storie
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Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, una volta trasferita la capitale a Torino nel 1563, decise di commissionare, come sua prima opera, all’architetto e ingegnere Francesco Paciotto, una struttura fortificata, una sorta di Cittadella che non solo difendesse la città dai nemici, ma che servisse anche come strumento di controllo ed eventualmente di offesa nei confronti della stessa città. Iniziata nel giugno 1564 e completata intorno al 1570, con grandissimo dispendio di risorse, l’imponente fortezza bastionata a forma pentagonale si impose da subito come esempio di architettura militare, preso come modello di riferimento da altri paesi. La posizione strategica, a sud-ovest del quadrato romano, dal lato più scoperto e non vicino ai fiumi, risultò fondamentale anche dal punto di vista urbanistico, in grado di condizionare i successivi progetti di ampliamento della capitale sabauda. Sopravvissuta agli abbattimenti napoleonici, la Cittadella di Torino cadde sotto i colpi del piano di ingrandimento del 1853, che destinava l’area in cui essa sorgeva allo sviluppo di un nuovo quartiere. Il 22 maggio 1856 ne veniva purtroppo autorizzata la demolizione. In un clima culturale che riteneva le opere militari di scarso valore, l’unica struttura che si decise di salvare fu la porta grande verso la città, in seguito restaurata da Riccardo Brayda. Dal 1893 il Mastio della Cittadella ospita il Museo Nazionale dell’Arma di Artiglieria. Per consentire i lavori di restauro, le preziose e numerose collezioni, tuttavia, sono state temporaneamente spostate nella Caserma di Corso Lecce, che è attualmente la sede del Museo di Artiglieria più antico e grande d’Italia e, con tutta probabilità, d’Europa.

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