STORIE

Pittore, scultore, architetto e artista colto, Gaudenzio Ferrari fu la perfetta incarnazione della cultura rinascimentale che si respirava a Milano. Il suo nome è indissolubilmente legato a Varallo e al Sacro Monte, ma le sue opere sono esposte anche agli Uffizi, al Louvre e alla National Gallery di Londra.

Grazie ai numerosi viaggi nelle capitali dell'arte rinascimentale italiana, sino a Roma, egli apprese le novità artistiche nel disegno architettonico e nella prospettiva e coltivò le arti e le scienze tanto da dilettarsi come musicista, ottico, poeta e filosofo della natura.

Il suo esordio artistico a cavallo tra il nuovo ed il vecchio secolo lascia già intendere quella poetica piena di interiore umanità con la quale l'artista valsesiano costantemente interpreta l'arte sacra.

Il capolavoro universalmente riconosciuto è senz’altro il grande ciclo di affreschi con le Storie della Vita e Passione di Cristo realizzate sul tramezzo della chiesa di S. Maria delle Grazie a Varallo, terminato nel 1513. In questa opera Gaudenzio Ferrari mostra particolare attenzione ai “moti dell’animo” e alla distribuzione accorta e vibrante delle luci e delle ombre, seguendo le novità apportate alla pittura da Leonardo e dimostrando una grande capacità di rappresentare con grazia gli stati d'animo dei suoi personaggi e il loro agire sulla scena dipinta.

Quella di dipingere con scene del Nuovo Testamento una parete alle spalle del predicatore era un costume proprio dei Francescani Osservanti, piuttosto diffuso tra Lombardia e Piemonte, che permetteva all'officiante, durante le omelie, di illustrare vividamente ai fedeli i passi del Vangelo, così come avveniva nelle Biblia Pauperum medievali.

La parete Gaudenziana unisce magistralmente l’impiego della prospettiva - con il suo sfondamento verso l’al di qua e l'aldilà della superficie dipinta - alla sovrapposizione in verticale dei piani che era stata propria della stagione del gotico internazionale, dando vita ad una spazialità unica, di intenso pathos, quasi rivoluzionaria, se non addirittura moderna.

Un vero e proprio preludio, questo capolavoro, a quel progetto di fusione tra pittura e scultura che si realizza compiutamente negli altri lavori sopra la parete rocciosa di Varallo, al Sacro Monte, Patrimonio Unesco dal 2003.

Il Sacro Monte si compone di 44 cappelle e una basilica, e appare come una vera e propria cittadella fortificata cinta da mura e caratterizzata da vie, piazze, palazzi e giardini. All’interno delle cappelle statue e dipinti danno forma e voce “qui e ora” al percorso che narra la vita, la passione e la morte di Gesù, dall’Annunciazione all’Assunzione di Maria.

Qui Gaudenzio Ferrari esprime tutta la sua anima teatrale: la sua drammaturgia assurge in un “gran teatro montano” permeato dal suo genio che sfrutta, combinandole creativamente, le sue capacità di scultore, pittore e architetto per adattare l'edificazione delle cappelle alla poesia del paesaggio montano.

Grazie alla sintesi tra scultura e pittura le cappelle della "Nuova Gerusalemme" assumono il senso di una rappresentazione teatrale, con gli attori principali, plasticati in terracotta policroma, posti in primo piano, ed una serie di astanti che si affacciano dalle pareti affrescate, come nella figurazione di una "laude medievale" che coinvolge un intero paese.

E’ Gaudenzio a far dialogare insieme i dipinti e le sculture, utilizzando le statue per raccontare la scena principale, e le pitture per continuare il racconto.

Con uno stile apparentemente molto naturale, comprensibile a tutti, ma frutto di una cultura complessa, l’artista ha popolato le scene di personaggi tratti dalla vita di tutti i giorni: il gozzuto (figura molto diffusa nelle vallate alpine), la nobildonna, il valligiano, l’anziano sdentato, personaggi di tutte le età ed estrazioni sociali, come si vede nel dramma corale della Cappella della Crocifissione.

In questo modo ha favorito l’immedesimazione e arricchito la narrazione, grazie alla realizzazione di personaggi  definiti con estrema immediatezza, non solo nei tratti fisici, ma anche negli aspetti emotivi, mostrandone anche l’umanità e i sentimenti.

Riprendendo le parole del Testori, le opere gaudenziane al Sacro Monte ritraggono perfettamente “Gli anni d'un paese; le antichità d'una valle; tempi e tempi di storia umana e dunque di sofferenza e di gioia, di letizia e di dolore.” 

Varallo e le opere che adornano le cappelle del Sacro Monte sono una massima espressione dell'arte italiana del Cinquecento: scoprile con un tour guidato Somewhere!

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