STORIE

Era il 2 agosto 1874 quando una folla di invitati d’eccezione varcò la soglia del Corridoio del Silenzio nella Grotta di Bossea, a Frabosa Soprana nella provincia di Cuneo: un primato tutto piemontese quello di essere  la più antica grotta turistica d’Italia!

Un antico alveo del fiume, il Corridoio del Silenzio, introduce alla grotta: una tortuosa galleria di 110 metri delimita l’unico tratto fossile che i visitatori si trovano ad affrontare. Nella prima grande sala, in un crescendo di maestosità e imponenza, si aprono spazi e volumi sempre più estesi: la Sala del Tempio, le Meraviglie, il Calvario, la Sala Garelli ed infine la Cascata. Paesaggi danteschi, con volte che arrivano a sfiorare i 1.000 metri: lo scenario che si dipana è un libro a tre dimensioni caratterizzato dalla persistente vitalità dei processi speleo-genetici.

Esplorata completamente nella prima metà del 1800, la grotta di Bossea testimonia la millenaria storia carsica dello spartiacque Maudagna – Corsaglia e ci sorprende per le concrezioni dalle mille forme e sfumature di colore: stalattiti, stalagmiti alte più di 10 metri, imponenti colonne e raffinati panneggi creati dalla natura nel corso dei millenni.

Con un percorso di oltre due chilometri, la grotta rappresenta un vero spettacolo sotterraneo fatto di formazioni calcaree dalle forme lisce e curvilinee, pareti a strapiombo e tranquilli laghetti di acqua cristallina. Tra enormi stalagmiti e fini stalattiti, questa cavità ospita anche oltre cinquanta specie animali, rendendola così una delle grotte faunisticamente più ricche in Italia.

Nella prima metà dell’800 Domenico Mora effettuò le prime esplorazioni della grotta raggiungendo il Lago di Ernestina, alla fine della parte inferiore della cavità. Nel 1874 la spedizione con a capo il professor Don Bruno di Mondovì oltrepassò la cascata ed arrivò fino al canyon del torrente situato nella parte superiore.

Tra il 1948 ed il 1949 le spedizioni Loser, Muratore e Cappello completarono la conoscenza dei rami principali esplorando le gallerie fossili sopra il torrente Mora ed il Lago Loser. Negli anni successivi le spedizioni del Gruppo Grotte Milano, del gruppo Speleologico Piemontese e del Gruppo Speleologico Alpi Marittime, hanno portato alla luce un altro chilometro di nuove gallerie posizionate su diversi livelli. Negli stessi anni gli speleo-sub del G.S.A.M e dello CSARI di Bruxelles, si sono spinti per circa 250 metri del grandioso sifone terminale, raggiungendo i 54 metri di profondità.

Fin dalle prime esplorazioni sono state ritrovate nella grotta le ossa dell’Orso Speleo, conosciuto anche come orso delle caverne, vissuto in tutta l’Eurasia durante il periodo dell’Era Quaternaria e presente in queste zone fra gli 80.000 ed i 12.000 anni fa. Le dimensioni di quest’orso erano molto grandi: gli esemplari maschi potevano raggiungere, in posizione eretta, anche i 3 metri di altezza e pesare 1.000 chilogrammi; le dimensioni delle femmine erano invece più ridotte, circa la metà del maschio.

Oggi, quasi 150 anni dopo, la grotta non è solo un’attrazione turistica ma anche un riconosciuto luogo di studio e di ricerca avanzata. Vi ha infatti sede un laboratorio carsologico sotterraneo gestito da dipartimenti del CAI di Cuneo e dal Politecnico di Torino, con la collaborazione dell’ARPA, articolato nelle sezioni Idrogeologica, Carsica e Meteorologica ipogea: vi ha luogo in particolare lo studio delle circolazioni idriche nelle rocce carbonatiche, dell’organizzazione e dell’evoluzione degli acquiferi carsici, dei processi speleo genetici e litogenetici, dei costituenti atmosferici, del microclima e del bilancio energetico dell’ambiente sotterraneo.

Venite a scoprire con Somewhere le meraviglie della Grotta di Bossea!

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