STORIE

Storie Genio assoluto, espresso nei grandi capolavori quali la Mole Antonelliana, San Gaudenzio a Novara e il Santuario di Boca, Alessandro Antonelli è architetto che si occupa anche di edilizia civile, legata alla nuova committenza imprenditoriale che investe nel mattone. Committenza che ha l’esigenza di puntellarsi su di un gusto rassicurante legato alla cultura tradizionale e alle abitudini radicate nella sensibilità dell’uomo della strada nonché ai valori collettivi del nuovo mondo risorgimentale. Troviamo dunque una certa originalità delle facciate che tuttavia perdono d’importanza nella fase progettuale, mentre prioritaria diverrà la distribuzione e razionalizzazione degli spazi abitativi interni agli edifici, i cui costi dovevano essere contenuti permettendo così la massima resa economica dell’investimento immobiliare, ma i cui esiti dovevano incontrare le esigenze di confort della borghesia emergente. Esempi ne sono il palazzo tra Corso Matteotti e corso Re Umberto conosciuto dai torinesi come “Casa delle colonne” elemento peculiare e ricorrente dell’edificio (se ne contano circa 160), che creano una partitura nobilitante e ne scandiscono il ritmo in facciata, ridotte quindi a semplice elemento decorativo. Oppure Casa Ponzio Vaglia, uno dei primi palazzi a “pigione” e insomma da reddito, nella zona del Borgo Nuovo (piazzetta Maria Teresa), i cui appartamenti erano destinati all’alta società torinese. E altre se ne potrebbero citare nel quartiere di Vanchiglia (lo stesso della Mole), cui Antonelli era particolarmente affezionato e in cui egli stesso abitò (via Vanchiglia 9). Ma tra tutte, quella che sicuramente non può sfuggire a chi visita Torino, è la celeberrima “Fetta di Polenta”, al secolo Casa Scaccabarozzi, in affaccio su Corso San Maurizio ingresso da Via Giulia di Barolo 9: 9 piani, 7 fuori terra con un’altezza totale di 24 metri. La casa, che prende il nome della moglie di Antonelli cui venne regalata dal marito (la coppia vi abitò per qualche tempo anche per sfidare le malelingue che sostenevano che sarebbe crollata), si vuole sia nata da una sorta di scommessa. La superficie su cui viene edificata infatti, fu parte del compenso ricevuto dall’architetto per la partecipazione con la Società dei Costruttori di Vanchiglia alla riqualificazione urbanistica del vecchio “borgo del fumo”. Antonelli, non riuscì però ad acquistare il terreno adiacente e alla fine risolse di recuperare in altezza, la superficie che non poteva occupare, realizzando un solo appartamento per ciascun piano, che si andarono sovrapponendo negli anni (tra il 1840 e il 1881). Sopravvissuta, anche allo scoppio della polveriera del 1852 e al sisma che nel 1887 danneggiò parecchi edifici nella zona, è oggi sotto la tutela dei Beni Architettonici del Piemonte. Ristrutturata e venduta più volte ha cambiato destinazione d'uso, diventando il contenitore dei progetti della galleria Franco Noero, ritornando però dopo il 2013 allo stato di abitazione, pur mantenendo al suo interno installazioni di arte contemporanea. Avete mai notato questo curioso edificio? E vi siete mai chiesti come possa essere arredato al suo interno in così poco spazio?
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Credits: la nostra Guida Clarita. Photo credits: Italia Online/SiViaggia.

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