STORIE

Dall’Archivio di Renzo Rossotti Oltre ai numerosi casi riportati dalle cronache di impiccati che, clamorosamente, liberati dal capestro, respiravano ancora, ma morivano qualche ora dopo, esiste quello inatteso di Bernard de Corbilly. La cronaca ci è narrata da Luigi Cibrario. De Corbilly fu condannato alla decapitazione perché, da comandante del forte di Santa Maria di Susa, aveva ceduto la piazza ai francesi senza aspettare l’assalto, appena fu aperta la breccia. Il condannato, venne scortato la mattina del 1 settembre 1704 dal “maschio” della Cittadella e la processione si diresse poco lontano, al palco allestito per la “macchina”, successivamente chiamata ghigliottina. Bernard, in agonia, forse ricordando gli attimi gioiosi e non della sua vita, come solitamente capitava ai condannati, si appoggiò ai religiosi per salire quelli che dovevano essere gli ultimi gradini della sua vita. Il boia gli si fece incontro ma, ad un tratto, la piccola folla che si era radunata per assistere all’esecuzione, si voltò verso l’attuale via di Santa Teresa. Al gran galoppo era in arrivo un ufficiale che agitava un fazzoletto bianco. Il Foschieri, maggiore della piazza di Torino, giunse appena in tempo a portare la grazia concessa dal duca Vittorio Amedeo II per intercessione di monsieur Hill, ministro d’Inghilterra. Dalla folla si sollevò un applauso durato diversi minuti e l’incredulo e stordito Bernard de Corbilly venne riaccompagnato alla cittadella dallo stesso corteo di prima, mentre la confraternita di religiosi intonava il Te deum.

Se sei appassionato del lato più oscuro di Torino…

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