STORIE

Dall’Archivio di Renzo Rossotti
Storie
ottocento rappresenta per Torino un secolo di novità, anche nel campo della “nera”, cioè la cronaca che si occupa di fattacci e delitti. In quell’epoca Torino soffriva di tre temibili B, tre calamità di cui non era facile liberarsi. La prima B, riguardava il buio, il quale nonostante le illuminazioni urbane, abbastanza efficienti secondo delle testimonianze, restava comunque un pericolo per il viandante solitario. La luce, si sa, offre sicurezza. Questa B rimane collegata alle altre due. La seconda B stava ad indicare i barabba, i mariuoli, che più tardi si sarebbero chiamati bulli. I barabba non erano altro che giovani teppisti che avevano gusto a fracassare a sassate i vetri dei lampioni. Per questi teppisti era prevista una punizione, il Crottone, cioè la gattabuia. Il buio, i barabba e, appena fuori Torino, la terza B: i briganti, vere e proprie bande che derubavano la gente, soprattutto i contadini, i quali scendevano in città con le loro merci per andare al mercato. Con l’introduzione delle armi da fuoco, anche il modo di uccidere subisce dei cambiamenti. Il delitto, insomma, segue le sue mode e muta con il volgere degli anni. Comincia a prendere forma, ciò che poi si sarebbe chiamato giallo. Tali circostanze, favoriscono senza dubbio un fenomeno letterario del tutto inatteso. Tra i differenti romanzi, quello di Giuseppe Alessandro Giustina, L’agente segreto (1877), che anticipa di 10 anni il famosissimo romanzo di Sherlock Holmes di Conan Doyle.

Se siete appassionati di delitti...

 

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