STORIE

Storie Il 21 Dicembre è il giorno più corto dell'anno, quello con meno luce solare tra tutti. Durante il Solstizio d'Inverno il sole brilla per appena 8 ore e 55 minuti, prima di lasciar posto al buio della notte. Questo è anche il giorno che sancisce l'inizio dell'inverno astronomico. Nonostante le poche ore di luminosità, il 21 dicembre non è considerato il giorno più freddo dell'anno. Statisticamente, infatti, i mesi in cui si registrano le temperature più rigide nell'emisfero boreale restano quelli tra gennaio e febbraio. In pochi sanno che questa ricorrenza non capita sempre il 21 di dicembre, per esempio nel 2015 è stata il 22. La spiegazione ha che fare con la differenza, reale, tra l'anno tropico (o solare) su cui si basa il calendario gregoriano che usiamo, e l'anno siderale (il periodo orbitale della Terra) che è pari a 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi. Il nostro calendario si ferma a 365 giorni, lasciando fuori, ogni anno, un po' più di sei ore: un ritardo che si ripercuote anche sulle date di equinozi e solstizi e che si recupera, ogni 4 anni, con l'aggiunta di un giorno a febbraio (anno bisestile). Il solstizio d’inverno nella civiltà antica rappresentava numerose festività: il Natale per il cristianesimo; il Sol Invictus per i pagani e per i celti; Yule per il neopaganesimo; Alban Arthan, la festa della luce di Re Artù per la tradizione druidica e il Saturnalia nell’Antica Roma. Questi ultimi infatti, dal 17 al 23 dicembre, celebravano le feste dedicate al dio dell'agricoltura Saturno con banchetti e sacrifici. Durante i festeggiamenti si ribaltavano i ruoli: lo schiavo, nominato “princeps”, assumeva tutti i poteri e indossava la maschera. Le classi sociali erano temporaneamente abolite: ci si vestiva tutti allo stesso modo e per gli schiavi era l’unica occasione di assaporare il gusto della libertà, prendendo fittiziamente il posto dei loro padroni. Da alcuni epigrammi di Marziale sappiamo che i Romani in questa occasione si scambiavano regali economici come dadi, candele di cera colorata, abiti, libri, una moneta, piccoli animali domestici. Ma ancora oggi molte culture festeggiano a modo loro in questa data: per la tradizione cinese, per esempio, il solstizio d’inverno viene celebrato fin dai tempi delle prime dinastie, quando si trattava di un giorno dedicato alla commemorazione degli antenati. Ancora oggi il suo significato è molto sentito: il cosiddetto Donghzi, infatti, rappresenta uno dei festival più importanti dell’anno ed è un’occasione per stare in famiglia e gustare piatti tipici. Gli iraniani, invece, trascorrono la notte più lunga dell’anno in compagnia, mantenendo viva una delle più antiche tradizioni persiane: la festa di Yalda. Il termine significa “nascita”, in riferimento alla vittoria della luce sulle tenebre e quindi all’allungarsi delle giornate e alla rinascita del sole. Per l’occasione si mangiano melograni ed angurie, che richiamano i colori dell’alba e alludono alla passione e all’abbondanza, e frutta secca, simbolo di energia e vitalità. Tutti i componenti della famiglia si riuniscono fino a tardi e leggono ad alta voce poesie della letteratura persiana. Buon solstizio a tutti da Somewhere Tours&Events!

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